lunedì, 28 maggio 2007, ore 21:18

Oggi vi posto la chiusura di: "Il sogno del prigioniero" di Montale... Oggi quando il professore l'ha letta ha detto che sono tra i versi + enigmatici di Montale xchè non si sa a chi si riferisse... io non so perchè ma l'ho trovata una delle più belle chiuse... (Ok l'altra è il finale del XXXIII di Dante ) e siccome neanche si sa che cosa volesse dire Montale, che ognuno la interpreti come vuole

                                                                      L’attesa è lunga,

il mio sogno di te non è finito.

 

LacrimaDrugiada
domenica, 27 maggio 2007, ore 13:23

Non so bene xchè posto questa canzone, l'avrò sentita un paio di volte al massimo! Però mi stavo canticchiando il ritornello... e poi anche del testo salvo buona parte... come il ricordare le canzoni dei cartoni animati ma non le poesie

J Ax – Piccoli per sempre

Portami l'ultima birra fammi compagnia lei è andata via spero che poi la vedrò a casa mia che tra due ore ripartono i tram fammi fumare tanto chi ti può multare a quest'ora mi sa che è a dormire

e abbassa pure la saracinesca non credo che né io né te domani si andrà a messa

curami un po' questa amarezza che ho perché ero io quello che non parlava

il bambino così magro che il bullo picchiava

il ragazzino che tutto voleva e quando non poteva rubava

ci sono quelle sere che sono più dure dove serve bere via le paure

e dentro ci si sente piccoli per sempre

ci sono quelle sere belle da morire dove puoi giocare invece di dormire

quando ci si sente piccoli per sempre

in due minuti sparisco fa finire il disco

si è la musica che m'ha salvato ma a volte non capisco

se chi mi dice ti amo sappia veramente chi sono o solamente come mi chiamo

io che ho chiuso fuori il bene ho fatto entrare i guai bruciando i miei vent’anni

e ciò che guadagnai viaggiando viaggiando senza arrivare mai

perché ero io a dare fuori di matto quello che l'unico amico che c'aveva era il gatto

quello che a un certo punto e' sparito e non lo avete visto più

ci sono sere che sono più dure dove serve bere via le paure

e dentro ci si sente piccoli per sempre
piccoli come i banchi di scuola quando li si vede da grandi

del libro cuore ora ricordi soltanto franti piccoli come i cortili adibiti ai giochi

come quando la mami ed il papi ascoltavano drupi

intanto stavamo imparando tante e tante poesie che hai dimenticato

ma le canzoni dei cartoni è quello che hai salvato

piccoli come big jim su una saltaffos ci facevamo piste solo polistil

poi vinavil michael j fox e vai di gioco nelle patatine giù con l'album delle figurine

piccoli prima di crescere assieme al prezzo del barile

ogni tanto stanco manco stai lottando con rocky e rambo

ma ne vale la pena anche quando
ci sono quelle sere che sono più dure dove serve bere via le paure

e dentro ci si sente piccoli per sempre

ci sono quelle sere belle da morire dove puoi giocare invece di dormire

quando ci si sente piccoli per sempre

 

LacrimaDrugiada
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giovedì, 24 maggio 2007, ore 23:11

Ho trovato per caso questa immagine e credo sia troppo tenera per non postarla!

bazino

Bacio. Primula nel giardino delle carezze. 

(P.Verlaine)

LacrimaDrugiada
giovedì, 24 maggio 2007, ore 21:27

A questo monologo ci sono particolarmente affezionata xchè ho avuto la fortuna di poterlo recitare... Bellissimo e pesantissimo da capire, da sentire... Prima ero sdraiata a letto e nn so come mai mi sono ritrovata a ripeterlo tra me e me, per questo ho pensato di postarlo... non è proprio la traduzione che ho studiato io, ma mi accontento...

Shakespeare - Amleto

Essere o non essere, questo è il problema: se sia più nobile d'animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell'iniqua fortuna, o prender l'armi contro un mare di triboli e combattendo disperderli. Morire, dormire, nulla di più, e con un sonno dirsi che poniamo fine al cordoglio e alle infinite miserie naturale retaggio della carne, è soluzione da accogliere a mani giunte.
Morire, dormire, sognare forse: ma qui é l'ostacolo, quali sogni possano assalirci in quel sonno di morte quando siamo già sdipanati dal groviglio mortale, ci trattiene: é la remora questa che di tanto prolunga la vita ai nostri tormenti.
Chi vorrebbe, se no, sopportar le frustate e gli insulti del tempo, le angherie del tiranno, il disprezzo dell'uomo borioso, le angosce del respinto amore, gli indugi della legge, la tracotanza dei grandi, i calci in faccia che il merito paziente riceve dai mediocri, quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto con due dita di pugnale? Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita stracca, se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte, la terra inesplorata donde mai non tornò alcun viaggiatore, a sgomentare la nostra volontà e a persuaderci di sopportare i nostri mali piuttosto che correre in cerca d'altri che non conosciamo? Così ci fa vigliacchi la coscienza; così l'incarnato naturale della determinazione si scolora al cospetto del pallido pensiero. E così imprese di grande importanza e rilievo sono distratte dal loro naturale corso: e dell'azione perdono anche il nome...

 

LacrimaDrugiada
mercoledì, 23 maggio 2007, ore 10:51

Ancora e sempre Montale... citazione un po' così... ma è una cosa che mi sono chiesta spesso...se l'uomo potrebbe davvero vivere senza infelicità, io non credo... e qndi se la crea molto spesso...

“L'uomo coltiva la propria infelicità per avere il gusto di combatterla a piccole dosi. Essere sempre infelici, ma non troppo, è condizione sine qua non di piccole e intermittenti felicità.”

LacrimaDrugiada
martedì, 22 maggio 2007, ore 21:01

Quando una buonanotte diventa un addio.

Evanescence – Good Night

Goodnight, sleep tight
No more tears
Goodnight morning, I'll be here
And when we say goodnight,
Dry your eyes
Because we said goodnight,
And now goodbye
We said goodnight
And now goodbye

 

LacrimaDrugiada
martedì, 22 maggio 2007, ore 10:01

Posto solo l'ultima strofa che è quella più bella secondo me. Non so se vi è mai capitata una situazione del genere: di cercare qualcosa, sentirlo vicino "a pochi metri" e di sentirvi "sotto al mondo"... credo che questa sia la definizione di molti dei miei momenti il sentirsi "sotto al mondo" e volere qualcuno, voltarsi e vedere che c'è qualcuno... Buona giornata...

Subsonica - Strade

Forse sta a pochi metri da me
Quello che cerco e vorrei trovare
La forza di fermarmi
Perchè sto già scappando mentre non riesco
A stringere più a fondo e ora che sto correndo
Vorrei che fossi con me
Che fossi qui
Sento a pochi metri da me
Quello che c'era e vorrei trovare
La forza di voltarmi
Perchè se stai svanendo io non ci riesco
A stringere più a fondo ora che sotto il mondo
Vorrei che tu fossi qui
Che fossi qui

 

LacrimaDrugiada
domenica, 20 maggio 2007, ore 22:38

Dal Simposio di Platone ho voluto questa sera citare la nascita di Amore, demone tra gli dei e l'uomo...

“Quando nacque Afrodite gli dèi tennero un banchetto, e fra gli altri anche Poro (Espediente) figlio di Metidea (Sagacia). Ora, quando ebbero finito, arrivò Penia (Povertà), siccome era stata gran festa, per mendicare qualcosa; e si teneva vicino alla porta. Poro intanto, ubriaco di nettare (il vino non esisteva ancora), inoltratosi nel giardino di Giove, schiantato dal bere si addormentò. Allora Penia, meditando se, contro le sue miserie, le riuscisse d’avere un figlio da Poro, gli si sdraiò accanto e rimase incinta di Amore. Proprio cosí Amore divenne compagno e seguace di Afrodite, perché fu concepito il giorno della sua nascita, ed ecco perché di natura è amante del bello, in quanto anche Afrodite è bella. Dunque, come figlio di Poro e di Penia, ad Amore è capitato questo destino: innanzitutto è sempre povero, ed è molto lontano dall’essere delicato e bello, come pensano in molti, ma anzi è duro, squallido, scalzo, peregrino, uso a dormire nudo e frusto per terra, sulle soglie delle case e per le strade, le notti all’addiaccio; perché conforme alla natura della madre, ha sempre la miseria in casa. Ma da parte del padre è insidiatore dei belli e dei nobili, coraggioso, audace e risoluto, cacciatore tremendo, sempre a escogitar machiavelli d’ogni tipo e curiosissimo di intendere, ricco di trappole, intento tutta la vita a filosofare, e terribile ciurmatore, stregone e sofista. E sortí una natura né immortale né mortale, ma a volte, se gli va dritta, fiorisce e vive nello stesso giorno, a volte invece muore e poi risuscita, grazie alla natura del padre; ciò che acquista sempre gli scorre via dalle mani, cosí che Amore non è mai né povero né ricco.”

LacrimaDrugiada
venerdì, 18 maggio 2007, ore 00:31

Chiedo umilmente perdono... xò tutto il canto era proprio impossibile postarlo... i pezzi citati sono puramente a gusto personale x quanto sceglierli all'interno di un canto totalmente perfetto è più casualità che gusto... nn ha un particolar motivo questo post... l'idea me l'ha data Caronte, mi sono resa conto di non aver ancora citato l'autore che amo di più in assoluto... ed eccovi qui uno straccio di una stoffa pregiata e perfetta... citazioni dal XXXIII canto del Paradiso... vi prego solo di andarvelo a leggere tutto così mi sentirò un po' meno in colpa!

Canto XXXIII Paradiso, Divina Commedia – Dante

Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio,

tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che 'l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l'amore,
per lo cui caldo ne l'etterna pace
così è germinato questo fiore.

Qui se' a noi meridïana face
di caritate, e giuso, intra ' mortali,
se' di speranza fontana vivace.

Donna, se' tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disïanza vuol volar sanz' ali.

[…]

Da quinci innanzi il mio veder fu maggio
che 'l parlar mostra, ch'a tal vista cede,
e cede la memoria a tanto oltraggio.

Qual è colüi che sognando vede,
che dopo 'l sogno la passione impressa
rimane, e l'altro a la mente non riede,

cotal son io, ché quasi tutta cessa
mia visïone, e ancor mi distilla
nel core il dolce che nacque da essa.

Così la neve al sol si disigilla;
così al vento ne le foglie levi
si perdea la sentenza di Sibilla.

[…]

A l'alta fantasia qui mancò possa;
ma già volgeva il mio disio e 'l velle,
sì come rota ch'igualmente è mossa,

l'amor che move il sole e l'altre stelle.

 

LacrimaDrugiada
martedì, 15 maggio 2007, ore 22:31

Oggi a Montale abbiamo trattato il tema del tempo in particolare... tra i vari testi, il professore, ha citato questo di Baudelaire. Anche qui, infatti, torna il tema del tempo come opressione e noia, simboleggiato dal cielo "basso" e "greve". In particolare di questo testo è bellissima l'immagine della pioggia, che non scioglie l'opprimente volta celeste, ma anzi sembra tracciare ideali sbarre della prigione; e quella del pipistrello che insiste nello sbatterci la testa... un po' come noi...

IV Spleen - Baudelaire

Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio

sullo spirito che geme in preda a lunga noia

e abbracciando il cerchio di tutto l'orizzonte

ci versa una luce nera più triste delle notti;

 

quando la terra si muta in umida spelonca

dove, come un pipistrello, la Speranza

va battendo i muri con la sua timida ala

e picchiando la testa su fradici soffitti;

 

quando la pioggia distendendo immense strisce

imita le sbarre d'una vasta prigione

e un popolo muto d'infami ragni

tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli,

 

improvvisamente campane sbattono con furia

e lanciano verso il cielo un urlo orrendo

come spiriti erranti e senza patria

che si mettano a gemere, ostinati.

 

- E lunghi carri funebri, senza tamburi né musica,

sfilano lenti dentro la mia anima;  la Speranza,

vinta, piange; e l'atroce Angoscia, dispotica,

pianta sul mio cranio chino il suo nero vessillo.

LacrimaDrugiada
lunedì, 14 maggio 2007, ore 22:54

Ho iniziato "Stile Novecento - G. Ficara" il mio prof del corso di Montale, testo del corso stesso... Nel primo capitolo dice questa cosa riguardo all'innamorarsi dei personaggi di un libro che ho trovato molto interessante e ve la riporto:

“Di fatto, mi avvicino a un romanzo, mi cibo e mi sazio sempre di più di un romanzo, innanzitutto per amore di un personaggio: non per amore della perfezione, dell’equilibrio delle parti, né dell’ideologia, né della forma generale del romanzo stesso, ma per amore di questo essere che non è mai venuto davvero al mondo e che io non ho mai visto ridere, sonnecchiare, sedersi a tavola. È il personaggio che «dispone» storia intorno a sé, e reca destino, dimore, fini; è lui che incontro, dopo la lunga assenza di un capitolo, al capitolo successivo, lui ricco e macilento, derubato e spogliato a un crocicchio oppure sicuro come un re nel suo regno; è di lui che non so mai abbastanza; è per amor suo che vorrei che il romanzo non finisse mai; è alla sua fiamma – ha detto Benjamin – che si riscalda la mia vita infreddolita.”

Che dire... tutto tutto vero... e sfido io a trovare qualcuno che non abbia mai provato, almeno una volta quello descritto da Ficara...

LacrimaDrugiada
domenica, 13 maggio 2007, ore 14:21

Questa è in assoluto la mia canzone preferita... La cosa ke mi ha colpito di più è ke la primaprimaprima volta ke l'ho ascoltata mi sono commossa senza avere capito mezza parola o un briciolo del senso logico della canzone... Vi lascio il testo e vi consiglio vivamente di andarvela ad ascoltare...

Evanescence - October

I can't run anymore,
I fall before you,
Here I am,
I have nothing left,
Though I've tried to forget,
You're all that I am,
Take me home,
I'm through fighting it,
Broken,
Lifeless,
I give up,
You're my only strength,
Without you,
I can't go on,
Anymore,
Ever again.

My only hope,
(All the times I've tried)
My only peace,
(To walk away from you)
My only joy,
My only strength,
(I fall into your abounding grace)
My only power,
My only life,
(And love is where I am)
My only love.

I can't run anymore,
I give myself to you,
I'm sorry,
I'm sorry,
In all my bitterness,
I ignored,
All that's real and true,
All I need is you,
When night falls on me,
I'll not close my eyes,
I'm too alive,
And you're too strong,
I can't lie anymore,
I fall down before you,
I'm sorry,
I'm sorry.

My only hope,
(All the times I've tried)
My only peace,
(To walk away from you)
My only joy,
My only strength,
(I fall into your abounding grace)
My only power,
My only life,
(And love is where I am)
My only love.

Constantly ignoring,
The pain consuming me,
But this time it's cut too deep,
I'll never stray again.

My only hope,
(All the times I've tried)
My only peace,
(To walk away from you)
My only joy,
My only strength,
(I fall into your abounding grace)
My only power,
My only life,
(And love is where I am)
My only love,
My only hope,
(All the times I've tried)
My only peace,
(To walk away from you)
My only joy,
My only strength,
(I fall into your abounding grace)
My only power,
My only life,
(And love is where I am)
My only love.

LacrimaDrugiada
venerdì, 11 maggio 2007, ore 20:34

Inizierete a conoscerlo un pochino Sbarbaro... ultimamente accompagna molti miei viaggi in treno e molti altri momenti... qui vedete che torna il tema della solitudine e del mondo 'estreneo'...

III

Mi desto dal leggero sonno solo

nel cuore della notte.

Tace intorno

la casa come vuota e laggiù brilla

silenzioso coi suoi lumi un porto.

Ma sì freddi e remoti son quei lumi

e sì grande è il silenzio nella casa

che mi levo sui gomiti in ascolto.

Improvviso terrore mi sospende

il fiato e allarga nella notte gli occhi:

separata dal resto della casa

separata dal resto della terra

è la mia vita ed io son solo al mondo.

 

Poi il ricordo delle vie consuete

e dei nomi e dei volti quotidiani

riemerge dal sonno,

e di me sorridendo mi riadagio.

 

Ma, svanita col sonno la paura,

un gelo in fondo all'anima mi resta.

Ch'io cammino fra gli uomini guardando

attentamente coi miei occhi ognuno,

curioso di lor ma come estraneo.

Ed alcuno non ho nelle cui mani

metter le mani con fiducia piena

e col quale di me dimenticarmi.

 

Tal che se l'acque e gli alberi non fossero

e tutto il mondo muto delle cose

che accompagna il mio viver sulla terra,

io penso che morrei di solitudine.

 

Or questo camminare fra gli estranei

questo vuoto d'intorno m'impaura

e la certezza che sarà per sempre.

 

Ma restan gli occhi crudelmente asciutti.

 

LacrimaDrugiada