Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finche' dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e' risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varra' piu' niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi,
provare gratitudine senza ricordare di che .
Considero valore sapere in una stanza dov'e' il nord, qual'e' il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca,
la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto
( Erri De Luca – da opera sull’acqua e altre poesie)
Ho letto questo pezzo nel saggio di Montale "Soliloquio" contenuto in Auto da fè... e mi ha dato un po' da pensare...
“… ogni guadagno, ogni avanzamento dell’uomo è pareggiato da equivalenti perdite in altre direzioni, restando invariato il totale di ogni felicità umana.”
Qui il discorso riguarda proprio l’Umanità, ossia, è molto generale… ma ridotto all’osso significa che ogni volta che noi, noi parlando in prima persona, siamo felici c’è qualcun altro, magari dall’altra parte del Mondo, che è infelice? E quindi in un certo senso è infelice per colpa nostra? Alla luce di questa ‘regola’ come la chiama Montale, cosa ci cambia? Qualcosa acquista un po’ più di senso? A me ha solo lasciato abbastanza confusa…
Molto dedica Montale alla musica e ad il rapporto suono-parola. Questo è uno dei più alti esempi… I riferimenti alla musica sono qui molto chiari. Andando più nel profondo, il messaggio del poeta è paragonato qui ad un ritornello, che però non giunge a destinazione, infatti rimbalza. È importante inoltre notare che anche in questo testo c’è il tema tanto caro a Montale dello ‘strozzamento’: è infatti la musica strozzata, soffocata, che non s’ode quasi quella più a contatto con la verità profonda delle cose, con la poesia...
Minstrels:
RITORNELLO, rimbalzi
tra le vetrate d'afa dell'estate.
Acre groppo di NOTE SOFFOCATE,
riso che non esplode
ma trapunge le ore vuote
e lo SUONANO tre avanzi di baccanale
vestiti di ritagli di giornali,
con ISTRUMENTI mai veduti,
simili a strani imbuti
che si gonfiano a volte e poi s'afflosciano.
MUSICA SENZA RUMORE
che nasce dalle strade,
s'innalza a stento e ricade,e si colora di tinte
ora scarlatte ora biade,
e inumidisce gli occhi, così che il mondo
si vede come socchiudendo gli occhi
nuotar nel biondo.
Scatta ripiomba sfuma,
poi riappare
SOFFOCATA e lontana: si consuma.
NON S'ODE QUASI, si respira.
Bruci
tu pure tra le lastre dell'estate,
cuore che ti smarrisci !Ed ora incauto
provi le IGNOTE NOTE sul tuo flauto.

“Il pianto offusca le proprie colpe e permette di accusare, senz’obiezioni, il destino.”
( La coscienza di Zeno – I. Svevo)
Mi sapeva tanto di nanna questa poesia di Rimbaud (Da Tutte le Poesie: Ofelia I) e allora ho deciso di postarla… E per l’occasione l’ho abbinata a un quadro stupendo di Monet… Buonanotte a tutti…

Sull'onda calma e nera dove dormono le stelle
La bianca Ofelia ondeggia come un grande giglio,
Ondeggia molto piano, stesa nei suoi lunghi veli...
Si sentono dai boschi lontani grida di caccia.
Sono più di mille anni che la triste Ofelia
Passa, bianco fantasma, sul lungo fiume nero;
Sono più di mille anni che la sua dolce follia
Mormora una romanza alla brezza della sera.
Il vento le bacia il seno e distende a corolla
I suoi grandi veli, teneramente cullati dalle acque;
I salici fruscianti piangono sulla sua spalla,
Sulla sua grande fronte sognante s'inclinano i fuscelli.
Le ninfee sfiorate le sospirano attorno;
A volte lei risveglia, in un ontano che dorme,
Un nido da cui sfugge un piccolo fremer d'ali:
Un canto misterioso scende dagli astri d'oro
Perché mi piaceva…
Eppure sentire
Nei fiori tra l'asfalto
Nei cieli di cobalto - c'è
Eppure sentire
Nei sogni in fondo a un pianto
Nei giorni di silenzio - c'è
Un senso di te
(Elisa – Eppure sentire)
Altra riflessione sulla poesia… questa volta per bocca di Maurizio Maggiani e il suo “Il coraggio del pettirosso”:
“… la poesia è insieme queste cose e quelle altre. È carogna giocosa e ballerina, dispettosa, aspra in bocca come datteri acerbi e profumata come l’oleandro rosa del deserto; insopportabile e leggera, cattiveria e nostalgia.”
Oggi avevo voglia di dolcezza… ecco ‘Incantevole’ dei Subsonica… una delle mie canzoni preferite in assoluto…
Se leggera ti farai
io sarò vento
per darti il mio sostegno
senza fingere
se distanza ti farai
io sarò asfalto
impronta sui tuoi passi
senza stringere mai.
Se battaglia ti farai
io starò al fianco
per darti il mio sorriso
senza fingere
se dolore ti farai
io starò attento
a ricucire i tagli
senza stringere mai.
FUORI È UN GIORNO FRAGILE
MA TUTTO QUI CADE INCANTEVOLE COME QUANDO
RESTI CON ME
FUORI È UN MONDO FRAGILE
MA TUTTO QUI CADE INCANTEVOLE COME QUANDO
RESTI CON ME.
Se innocenza ti farai
io sarò fango
che tenta la tua pelle
senza bruciare.
Se destino ti farai
io sarò pronto
per tutto ciò che è stato
a non rimpiangere mai.
RIT.
Fuori è un giorno… fragile
fuori è un mondo… fragile.
Fuori è un giorno… fragile
fuori è un mondo… fragile.
RIT.
Fuori è un giorno…fragile
Fuori è un mondo… fragile
Fuori è un giorno…fragile
Fuori è un mondo… fragile
Oggi citazione brevebreve ma molto sentita...

“…il dolore penetrava nel suo animo con un sibilo sottile, come fa il vento in inverno nei castelli abbandonati.”
(Madame Bovary – G. Flaubert)
Leggiucchiando qua e là ‘Opere – T.S.Eliot’, ho trovato questo pezzetto che mi ha colpito molto… e ho pensato di postarlo e dedicarlo a Will che ama Eliot ed è affascinata dall’atmosfera dei cimiteri, che detto così è un po’ lugubre però è molto particolare… Il pezzo è un spiantato, senza contesto... ma non ho letto l'intero testo... Anche se prometto di farlo!
IN THIS DECAYED HOLE AMONG THE MOUNTAINS In questa desolata spelonca fra i monti
IN THIS FAINT MOONLIGHT, THE GRASS SINGING nella fievole luce della luna, l’erba fruscia
OVER THE TUMBLED GRAVES, ABOUT THE CHAPEL sulle tombe sommosse, attorno alla cappella
THERE IS THE EMPTY CHAPEL, ONLY THE WIND’S HOME. c’è una cappella vuota, dimora solo del vento.
IT HAS NO WINDOWS, AND THE DOOR SWINGS, Non ha finestre, la porta oscilla,
DRY BONES CAN HARM NO ONE. aride ossa non fanno male ad alcuno.
ONLY A COCK STOOD ON THE ROOFTREE Soltanto il gallo si ergeva sulla trave del tetto
CO CO RICO CO CO RICO chicchirichì chicchirichì
IN A FLASH OF LIGHTING. THEN A DAMP GUST nel guizzare di un lampo. Quindi un’umida raffica
BRINGING RAIN apportatrice di pioggia
[T.S. Eliot – The waste land (Terra desolata), V What the thunder said (Ciò che disse il tuono)]
Oggi ascoltando questa canzone mi sono accorta che il testo mi rispecchia tantissimo. 'Mi sono accorta' xchè non è una canzone che conosco tantissimo, l'ho ascoltata pochepoche volte.. forse era addirittura il secondo ascolto massimo... Cmq ecco qui.. Subsonica... Cose che non ho.
Forse é così, io vivo fuori tempo;
é vero ciò che sento sotto pelle,
é come una costante sensazione di
mancata appartenenza
che suona e vedo le tue mani
allontanarsi alla deriva delle
cose che non ho,
cose che non avrei potuto avere mai,
e cose che non so,
le cose che non ho
sono ciò che sono e non chiedono scusa.
(Guardale a fondo non cerco una scusa).
Forse é perché sorrido fuori tempo,
non riesco ad adattarmi e galleggiare,
perso dentro guai di cui NON
PROVO NEANCHE PIÙ A TROVARE UN SENSO,
ti cerco e vedo le tue mani
allontanarsi alla deriva delle
RIT.
MA NON RINUNCERÒ AI MIEI RELITTI, alle mie cose che non ho
e non le tradirò - cose che so
Non dimenticherò la nostra strada e ciò che siamo,
questo no non credo cambierò - cose che so -
RIT.
Siccome ho appena finito di studiare il primo modulo del corso che ho frequentato su Montale, e per un po' (ahimè) lo dovrò lasciare da parte per studiare altro, ho deciso di 'salutarlo' con questa bellissima poesia, sulla poesia... Ma prometto che tornerò presto a intasare il blog con questo splendido poeta! Qui cmq si parla dell'immortalità della poesia, o meglio, del fatto che morirà con tutto il resto: quando finirà il dolore dell'uomo finirà la poesia... e chi ha vissuto abbastanza sa bene che questo è un MAI un po' mascherato...
Asor:
Asor, nome gentile (il suo retrogrado
è il più bel fiore),
non ama il privatismo in poesia.
Ne ha ben donde o ne avrebbe se la storia
Producesse un quid simile o un’affine
sostanza, il che purtroppo non accade.
La poesia non è fatta per nessuno,
non per altri e nemmeno per chi scrive.
Perché nasce? Non nasce affatto e dunque
non è mai nata. Sta come una pietra
o un granello di sabbia. Finirà
con tutto il resto. Se sia tardi o presto
lo dirà l’escatologo, il funesto
mistagogo che è nato a un solo parto
col tempo – e lo detesta.
Era da un po’ che volevo cercarmi questa poesia di Sbarbaro, l’aveva citata il mio professore del corso di Montale ma non fa parte della raccolta che ho comprato, Pianissimo… Siccome era abbastanza lunga ne ho saltati dei pezzi, ma vi consiglio vivamente di leggerla tutta… E’ molto particolare… a me piace come descrive lo stato di ebrezza, ma è bello anche il discorso all’amico, anche se ora è lontano perché preso per una donna, lui lo aspetterà lì, con un bicchiere di vino pronto a consolarlo.
Lettera dall’Osteria – Poesia e Prosa
In istato di grazia, amico Volta,
di notte da una bettola ti scrivo.
Stato di grazia: ché non so più grande
bene, di contemplare
tra la nebbia del vino i paesaggi
di cui rozz'arte ornò all'intorno i muri,
e l'ostessa baffuta o la ridente
ragazzotta che reca la terrina.
Attaccare discorso con chi capita
vicino; a chi sorride
sorridere; volere a tutti bene;
scantonato dal Tempo e dallo Spazio,
guardare il mondo come un padreterno.
E uscire dalla bettola leggero
come la mongolfiera che s'invola;
sentir come tappeti di velluto
i lastricati sotto il piede incerto;
e voglia di cantare a squarciagola.
[…]
In questo mi rifaccio, amico Volta.
Poi che dato non m'è d'amare alcuno,
m'aggrappo come naufrago alle cose.
[…]
Ma se tempo verrà - né venga mai –
che del fuoco la cenere sol resti,
e tu allora a cercar vieni l'amico.
Lo troverai nella taverna che ha ai vetri stinte
tendinette rosse
e scritto per insegna: AL GOTO GROSSO.
Io non ti chiederò di lei.
Spingerò verso di te colmo il bicchiere
perché in silenzio con l’amico beva
l’oblio.