Visto l'umore di questi giorni, scrivo questa citazione per cercare di mettermela in testa...
"La più coraggiosa decisione che prendi ogni giorno è di essere di buon umore."
(VOLTAIRE)
E sempre per la stessa ragione posto quest'immagine trovata su deviantART che mi fa troppo ridere, sperando di strappare un sorriso a chi la vedrà 


“ Veri amici sono quelli che si scambiano reciprocamente
fiducia, sogni e pensieri, virtù, gioie e dolori;
sempre liberi di separarsi,
senza separarsi mai.”
A. BOUGEARD
Eh già... mi dispiace per voi ma ho incominciato un nuovo corso su Montale! E quindi non ho potuto fare a meno di postare la prima poesia che abbiamo fatto oggi...
Lo sai: debbo riperderti e non posso.
Come un tiro aggiustato mi sommuove
ogni opera, ogni grido e anche lo spiro
salino che straripa
dai moli e fa l'oscura primavera
di Sottoripa.
Paese di ferrame e alberature
a selva nella polvere del vespro.
Un ronzìo lungo viene dall'aperto,
strazia com'unghia ai vetri. Cerco il segno
smarrito, il pegno solo ch'ebbi in grazia
da te.
E l'inferno è certo.
(I MOTTETTO, E. MONTALE)
L'interpretazione è molto ambigua, cosa per altro mooooooooolto strana con Montale! Comunque parla di Genova (paese di ferrame...) quindi tratta della malinconia, della mancanza del luogo natìo, ma non solo... La persona a cui si riferisce è Clizia, che è in un oltre in cui il Poeta non può andare, Montale resta al di qua, dove gli resta solo un ronzio... è il miracolo mancato, il miracolo che non c'è più... e un paese in cui non c'è più il miracolo, per Montale, non è altro che l'Inferno...
Ora sono stata abbastanza approssimativa, e probabilmente si capirà pochissimo... però è davvero ricchissima di contenuti e di significati, soprattutto perchè il bello di Montale è che non ci porta mai dove noi crediamo che ci stia portando... Data l'ora chiudo qui e vi auguro una serena notte...
Avevo voglia di massime, e dato che è un periodo in cui mi do della stupida di continuo...ecco O. Wilde...
SpEsSo SoStEnGo LuNgHe CoNvErSaZiOnI cOn Me StEsSo E sOnO cOsI’ iNtElLiGeNtE cHe A volTe NoN cApIsCo NeMmEnO uNa PaRoLa Di QuElLo ChE dIcO.
(OSCAR WILDE)
Dato che altro non sto facendo, vi propongo questo pezzetto tratto dalla Vita Nuova di Dante... Niente di troppo complicato, solo un sogno che Dante fa, a cui dice di non riuscire a dare un senso...
Dunque lo chiedo a voi 
3 E pensando di lei, mi sopragiunse uno soave sonno, ne lo quale m'apparve una maravigliosa visione: che me parea vedere ne la mia camera una nebula di colore di fuoco, dentro a la quale io discernea una figura d'uno segnore di pauroso aspetto a chi la guardasse; e pareami con tanta letizia, quanto a sé, che mirabile cosa era; e ne le sue parole dicea molte cose, le quali io non intendea se non poche; tra le quali intendea queste: "Ego dominus tuus".
4 Ne le sue braccia mi parea vedere una persona dormire nuda, salvo che involta mi parea in uno drappo sanguigno leggeramente; la quale io riguardando molto intentivamente, conobbi ch'era la donna de la salute, la quale m'avea lo giorno dinanzi degnato di salutare.
5 E ne l'una de le mani mi parea che questi tenesse una cosa la quale ardesse tutta, e pareami che mi dicesse queste parole: "Vide cor tuum".
6 E quando elli era stato alquanto, pareami che disvegliasse questa che dormia; e tanto si sforzava per suo ingegno, che le facea mangiare questa cosa che in mano li ardea, la quale ella mangiava dubitosamente.
7 Appresso ciò poco dimorava che la sua letizia si convertia in amarissimo pianto; e così piangendo, si ricogliea questa donna ne le sue braccia, e con essa mi parea che si ne gisse verso lo cielo; onde io sostenea sì grande angoscia, che lo mio deboletto sonno non poteo sostenere, anzi si ruppe e fui disvegliato.
(VITA NUOVA, I libro – cap III – D. ALIGHIERI)