Oggi posto una creazione di Will... E la frase è fin troppo vera! Grazie Tittola! ^^


Que tu viennes du ciel ou de l’enfer, qu’importe,
Ô Beauté ! monstre énorme, effrayant, ingénu!
Si ton oeil, ton souris, ton pied, m’ouvrent la porte
D’un Infini que j’aime et n’ai jamais connu?
De Satan ou de Dieu, qu’importe? Ange ou Sirène,
Qu’importe, si tu rends, - fée aux yeux de velours,
Rythme, parfum, lueur, ô mon unique reine! -
L’univers moins hideux et les instants moins lourds?
Venga tu dall’inferno o dal cielo, che importa,
Bellezza, mostro immane, mostro candido e fosco,
se il tuo piede, il tuo sguardo, il tuo riso la porta
m’aprono a un Infinito che amo e non conosco?
Arcangelo o Sirena, da Satana o da Dio,
che importa, se tu, o fata dagli occhi di velluto,
luce profumo, musica, unico bene mio,
rendi più dolce il mondo, meno triste il minuto?
(estratto da: C. Baudelaire – hymne À la beautÉ)
Oggi voglio dedicare un post alla mia micina che in questi giorni mi tiene spesso compagnia mentre studio… Grazie Lucky!
XXXIV. Il gatto - Baudelaire
Vieni sul mio cuore innamorato, mio bel gatto:
trattieni gli artigli della zampa,
e lasciami sprofondare nei tuoi occhi belli
misti d’agata e metallo.
Come s’inebria di piacere la mia mano
sfiora il tuo elettrico corpo con le dita
che tranquille ti accarezzano
la testa e il dorso elastico!
E penso alla mia donna, a quel suo sguardo
come il tuo, amabile bestia,
freddo e profondo, che taglia e fende come freccia,
e a quell’aria, a quel profumo
che pericoloso fluttua sul suo corpo
dai piedi su fino alla testa!
Oggi a Montale abbiamo trattato il tema del tempo in particolare... tra i vari testi, il professore, ha citato questo di Baudelaire. Anche qui, infatti, torna il tema del tempo come opressione e noia, simboleggiato dal cielo "basso" e "greve". In particolare di questo testo è bellissima l'immagine della pioggia, che non scioglie l'opprimente volta celeste, ma anzi sembra tracciare ideali sbarre della prigione; e quella del pipistrello che insiste nello sbatterci la testa... un po' come noi...
IV Spleen - Baudelaire
Quando il cielo basso e greve pesa come un coperchio
sullo spirito che geme in preda a lunga noia
e abbracciando il cerchio di tutto l'orizzonte
ci versa una luce nera più triste delle notti;
quando la terra si muta in umida spelonca
dove, come un pipistrello,
va battendo i muri con la sua timida ala
e picchiando la testa su fradici soffitti;
quando la pioggia distendendo immense strisce
imita le sbarre d'una vasta prigione
e un popolo muto d'infami ragni
tende le sue reti in fondo ai nostri cervelli,
improvvisamente campane sbattono con furia
e lanciano verso il cielo un urlo orrendo
come spiriti erranti e senza patria
che si mettano a gemere, ostinati.
- E lunghi carri funebri, senza tamburi né musica,
sfilano lenti dentro la mia anima;
vinta, piange; e l'atroce Angoscia, dispotica,
pianta sul mio cranio chino il suo nero vessillo.