lunedì, 17 dicembre 2007, ore 18:17

Dal libro che sto leggendo attualmente, I. Calvino - Se una notte d'inverno un viaggiatore...

“Leggere, - egli dice, - è sempre questo: c’è una cosa che è lì, una cosa fatta di scrittura, un oggetto solido, materiale, che non può cambiare, e attraverso questa cosa ci si confronta con qualcos’altro che non è presente, qualcos’altro che fa parte del mondo immateriale, invisibile, perché è solo pensabile, immaginabile, o perché c’è stato e non c’è più, passato, perduto, irraggiungibile, nel paese dei morti…

- … O che non è presente perché non c’è ancora, qualcosa di desiderato, di temuto, possibile o impossibile, - dice Ludmilla, - leggere è andare incontro a qualcosa che sta per essere e ancora nessuno sa cosa sarà…

 

Questa credo che fin ora sia una delle ‘definizioni’ dell’atto di leggere meglio riuscite…

LacrimaDrugiada
lunedì, 02 luglio 2007, ore 19:27

Una citazione di una citazione. Già perché il pezzo che sto per scrivervi l’ho letto in ‘Stile Novecento’ il libro del mio professore di Montale, G. Ficara, nel capitolo dedicato a Italo Calvino. E di lui infatti si tratta, citazione dall’ apologo delle ‘Città Invisibili’:

 

“L’inferno dei viventi – conclude Marco Polo – non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e sapere riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

 

Io la trovo un’immagine bellissima… continuare a cercare ciò che il progresso e la ragione sembra aver distrutto… “Fino che la polvere di tutte le città non ci renda ciechi, e poi scuotere ancora la polvere dai nostri occhi” continuare a cercare…

LacrimaDrugiada