Altra riflessione sulla poesia dalle pagine di ‘Stile Novecento’ di Giorgio Ficara, nel capitolo dedicato a Carlo Batocchi e Giorgio Caproni.
“ La perfezione infinita della poesia non è distinguibile dalla debolezza della creatura e in qualche modo allude a una sua debolezza propria: è una «perfezione» imperfetta, dunque, inerme nel mondo e sbriciolabile tra le stesse mani esitanti di chi la crea; […] non del tutto stabile, non del tutto incontaminabile, non del tutto immateriale, non del tutto eterno. […] La poesia è anche una forze e un’arte di vivere, […] La poesia non è libera, anzi è legata, impacciata dal dolore, fatta di dolore come la vita.”
Una citazione di una citazione. Già perché il pezzo che sto per scrivervi l’ho letto in ‘Stile Novecento’ il libro del mio professore di Montale, G. Ficara, nel capitolo dedicato a Italo Calvino. E di lui infatti si tratta, citazione dall’ apologo delle ‘Città Invisibili’:
“L’inferno dei viventi – conclude Marco Polo – non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e sapere riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”
Io la trovo un’immagine bellissima… continuare a cercare ciò che il progresso e la ragione sembra aver distrutto… “Fino che la polvere di tutte le città non ci renda ciechi, e poi scuotere ancora la polvere dai nostri occhi” continuare a cercare…
Vi posto questo estratto dal testo 'Stile Novecento' del mio Prof. del corso di Montale... è a proposito di 'Jacques il fatalista' di Diderot (da cui fa anche qualche citazione). Io il testo non l'ho letto, ma credo che lo farò a breve perchè mi incuriosisce molto... Qui sono proposte alcune 'domande' del personaggio di Diderot... Ovviamente non pretendo una risposta a tutte... ma tentateci!
“[…] perché accade ciò che accade? E chi, propriamente, decide l’accadere? Tutto è scritto su un «grand rouleau» nell’alto dei cieli; ma chi ha fatto il «grand rouleau» dove tutto è scritto? E poi: che cos’è la parola rispetto all’idea che deve esprimere? Si può parlare esattamente così come si pensa? E ancora: se è scritto che una disgrazia accada, perché patire e piangere quando accade? Perché gli uomini, tutti gli uomini, non possono impedirsi di piangere? E che valore può avere un patto di fedeltà eterna stipulato tra due esseri debolissimi, un uomo e una donna, sotto un cielo «infedele» che non è mai un istante lo stesso? Chi vuole o «disvuole» il mio «volere»? Perché durante tre quarti della mia vita «non faccio» ciò che «voglio»? Infine: se dico «il cielo vuole…», che cosa intendo propriamente con «volere» del cielo, cioè di Dio? E, posto che io sappia definirlo, come posso prevederlo? «Nessuno potrebbe sapere ciò che Dio vuole, o non vuole. Forse non lo sa nemmeno lui».”
Ho iniziato "Stile Novecento - G. Ficara" il mio prof del corso di Montale, testo del corso stesso... Nel primo capitolo dice questa cosa riguardo all'innamorarsi dei personaggi di un libro che ho trovato molto interessante e ve la riporto:
“Di fatto, mi avvicino a un romanzo, mi cibo e mi sazio sempre di più di un romanzo, innanzitutto per amore di un personaggio: non per amore della perfezione, dell’equilibrio delle parti, né dell’ideologia, né della forma generale del romanzo stesso, ma per amore di questo essere che non è mai venuto davvero al mondo e che io non ho mai visto ridere, sonnecchiare, sedersi a tavola. È il personaggio che «dispone» storia intorno a sé, e reca destino, dimore, fini; è lui che incontro, dopo la lunga assenza di un capitolo, al capitolo successivo, lui ricco e macilento, derubato e spogliato a un crocicchio oppure sicuro come un re nel suo regno; è di lui che non so mai abbastanza; è per amor suo che vorrei che il romanzo non finisse mai; è alla sua fiamma – ha detto Benjamin – che si riscalda la mia vita infreddolita.”
Che dire... tutto tutto vero... e sfido io a trovare qualcuno che non abbia mai provato, almeno una volta quello descritto da Ficara...